Millecinquecento pagine bianche

Le stragi di Oslo e Utoya hanno zittito tutti. Gli stessi giornalisti non hanno potuto fare altro che raccontare quanto è successo, senza abbandonarsi in vane considerazioni. Del resto potremmo spendere tutte le parole che vogliamo ma alla fine sarà sempre il silenzio, quello che intercorrerà tra una parola e l’altra, a far ruotare a vuoto la giostrina dei perché. Perché? Breivik è un ragazzo che ha scritto per diversi anni un testo di millecinquecento pagine argomentando con una certa lucidità una volontà di distruzione e assurde rievocazioni medievali. E’ un ragazzo che ha saputo mettere su una minioperazione di marketing culturale costruita, come di tradizione, su immagini inquietanti e minacce inventate e sulla creazione di un salvatore. E’ un ragazzo che ha progettato un attentato sin dalla base, cioè dalla costruzione degli ordigni, riuscendo poi efficace. Alla luce di tutto quanto Breivik non può essere un pazzo e un’eventuale insanità mentale sarebbe una prognosi che, in fi...