SATYRANDROIDE, Tra la Penna e il Calamaio: 7, Ritorno al domani

Fu un giorno a metà degli anni Novanta. Quando vidi la copertina di “Ritorno al Domani” di Hubbard pensai due cose: voglio leggere questo libro e voglio scrivere una storia con l’astronave disegnata sulla copertina. Facevo il primo anno di scuola superiore, mi piaceva leggere e scrivevo forse da un paio d’anni, quasi in incognito. Oggi, con il lessico degli adolescenti si direbbe che ero un nerd, ma in quel periodo non si badava tanto a dare un nome ai comportamenti, le espressioni anglofone entravano nel lessico italiano con molta difficoltà e sulle proprie passioni c’era sempre una maggior riservatezza. Ad ogni modo, divorai quel romanzo in pochi giorni e divenne così una pietra miliare nel mio cammino da lettore e amante della fantascienza. Il romanzo si basa su un principio (fanta)scientifico: “A misura che la massa si avvicina a un valore infinito, il tempo di avvicina a zero”. In altre parole un anno trascorso su un astronave corrisponde a diversi decenni sulla Te...