SATYRANDROIDE, Tra la Penna e il Calamio. 23: America.

“America” di Kafka è tra i romanzi che forse mi hanno più rapito. 
Ogni volta che mi tuffavo tra le sue pagine ero “vittima” di un rapimento totale, una condizione di semi estasi in cui talvolta mi sembrava di seguire le vicende di Karl Rossman come se gli fossi accanto, o mi ritrovassi da solo con lui in una stanza. O subissi in prima persone le sue stesse angherie. 


Fu una esperienza di lettura forte, totalizzante, in cui il piacere di essere immerso a pieno in un libro contrastava con la sensazione del protagonista (e quindi del lettore) di pericolo incombente e di spaesamento in un mondo troppo grande. 
Ecco, credo che una delle cose che mi siano rimaste impresse di “America” è proprio questo: l’essere mandati allo sbaraglio (come già fa intendere il bellissimo e folgorante incipit) e il barcamenarsi in quel mondo nuovo, stracolmo tuttavia di violenza, di minacce che fioccano in ogni dove, di ostilità dilaganti. Karl Rossman è a suo modo un personaggio piccolo, debole, un moderno Pinocchio, messo in una gigantesca fossa dei leoni. Forse proprio per questo ti ritrovi, ad ogni pagina, a fare il tifo per lui. E’ inadeguato, è privo di difese, debole, ma tuttavia, nonostante la crudeltà imperante, sembra essere votato, o destinato, a sopravvivere a tutto quanto.

Karl Rossman mi è sempre rimasto in testa, insieme al suo bagaglio di vicende e sensazioni e oggi, pensando al protagonista di Satyrandroide, credo di poter dire che in qualche modo sia stato ispirato dal personaggio di Kafka. Un piccolo, debole e complesso uomo buttato in un qualcosa di sterminato e allo stesso momento ostile. Non so se è proprio così, nessuno potrà mai saperlo, ma mi piace pensarlo.


Satyrandroide è disponibile on line (Amazon, Mondadori Store, Feltrinelli, Ibs, Ebay, etc) e in Libreria. Se non presente a scaffale è possibile richiederlo.

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